Caro Papà, ti scrivo…

Perché mi manchi.

Soprattutto oggi. Un oggi che non vorrei “dover ricordare”, triste anniversario della sua assenza.

Ieri ho scritto alle mie amiche più care che non sono mai sicura se questo oggi è oggi oppure ieri. Quella data non è più una certezza. Mi rendo conto di quanto sia triste, ma forse è vero che la mente fa dimenticare ciò che non vogliamo ricordare. E lo scorrere del tempo non mi aiuta. Anzi. Ho paura di perderti, di perdere il nostro noi e il nostro vissuto.

Chissà cosa avranno pensato le mie amiche, loro che hanno sempre un parola di conforto e un sorriso virtuale.

E’ il tuo abbraccio quello che mi manca più di te. Perché tu me lo chiedevi e io scappavo via.

E il tuo sorriso. Che era sempre accompagnato dal brillare dei tuoi occhi. Li cerco continuamente, nei ricordi, nei pensieri e a volte nelle espressioni dei tuoi nipotini.

Il tuo sorriso...

Guardo questa foto e ti risento.

Ti immagino qui, seduto sul nostro divano, mentre guardi la televisione o giochi con Richie e Luvi.

Penso che potresti fermarti a cena, anche se non sono ancora (come allora) una brava cuoca. Mi manca la tua polenta taragna, mi mancano i nostri spaghetti “aglio, olio e peperoncino” improvvisati nelle notti d’estate. Mi manca la tua allegria, la tua imprevedibilità e la tua voglia di sorprendermi sempre.

Non ho mai scritto di te in questo mio spazio. Ma oggi ne ho sentito il bisogno, forse perché vorrei urlare al mondo di non perdere tempo.

Vorrei che ci fosse più tempo da dedicare ai propri affetti, alla propria famiglia; vorrei che non ci fosse la paura di amare e di essere amati.

Perché poi le cose cambiano, la vita è imprevedibile e se sappiamo godere in ogni istante di tutta la bellezza che abbiamo, beh, saremmo persone migliori e più felici.

Io e mio papà

Io ho avuto paura di guardarti quando me lo hai chiesto. E quando hai capito, sei stato lieve in tutto quello che era il nostro rapporto. Mi hai aspettato, anche quando non avevo tempo da dedicarti. Che stronza.

Mi aspettavi anche quando arrivavo per un salutino veloce. Io non ho avuto il coraggio di guardarti davvero. La paura mi ha fermata e così ora mi resta questo senso di colpa, del non avere fatto.

Non fate il mio stesso errore: siate comprensivi, siate aperti, abbiate le palle di guardarlo, il dolore. Perché solo così potrete capire quanta bellezza c’è in un rapporto, e nell’amore più grande.

Quell’Amore che si capisce e apprezza solo quando si diventa, a nostra volta, genitori.

C’è qualcosa di simile a un filo d’oro che attraversa le parole di un uomo quando parla a sua figlia; gradualmente nel corso degli anni quel filo diventa tanto da intesserne uno stuolo d’oro puro che è amore.

[John Gregory Brown]

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